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  1. In data 01/05/2021 17:45:01 a pubblicato
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    Italiani scoprono composto naturale che blocca il coronavirus nelle cellule impedendo la diffusione

    Un team di ricerca internazionale guidato da scienziati italiani delle università Tor Vergata di Roma e Torino ha scoperto che l’indolo-3-carbinolo (I3C), un composto naturale derivato da piante come cavoli e broccoli, è in grado di bloccare il coronavirus SARS-CoV-2 nelle cellule umane impedendogli di uscire e diffondersi nel resto dell’organismo. I test, al momento condotti solo in vitro, gettano le basi per potenziali farmaci in grado di ostacolare la replicazione virale e la trasmissione della COVID-19.

    Un composto naturale prodotto dalle piante Crucifere (Brassicaceae) è in grado di "intrappolare" il coronavirus SARS-CoV-2 all'interno delle cellule, ostacolando la replicazione e impedendo la diffusione nel resto dell'organismo. In parole semplici, grazie a questo vero e proprio blocco – che colpisce gli enzimi responsabili della fuoriuscita virale, un meccanismo biologico chiamato "cell egression" – è possibile arrestare l'infezione e neutralizzare il patogeno. I risultati sono stati ottenuti in laboratorio su cellule coltivate in provetta (test in vitro), tuttavia, poiché il composto naturale coinvolto è sicuro e viene già utilizzato per il trattamento di altre condizioni mediche, come la papillomatosi respiratoria ricorrente, gli autori della scoperta sono fiduciosi sul fatto che possa passare rapidamente alla fase clinica per poterne dimostrare le spiccate capacità antivirali anche nell'uomo.

    La sostanza in grado di bloccare il coronavirus nelle cellule è l'indolo-3-carbinolo (I3C), che deriva dalla degradazione di composti glucosidici presenti nella maggior parte delle piante Crucifere, come cavoli, broccoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles e simili. A scoprire le sue proprietà contro il patogeno pandemico è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati italiani dell'Università di Tor Vergata, dell'Università di Torino e dell'Università del Nevada (Stati Uniti), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Beth Israel Deaconess Cancer Center della Scuola di Medicina dell'Università di Harvard; del Dipartimento di Epidemiologia e Ricerca Preclinica dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani (INMI) di Roma; del Laboratorio di Genetica Medica dell'IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù; dell'Università di Boston e di numerosi altri istituti. Hanno partecipato all'indagine anche alcuni consorzi di ricerca, come il COVID Human Genetic Effort, il French COVID Cohort Study Group e il CoV-Contact Cohort.

    Gli scienziati, coordinati dai professori Giuseppe Novelli del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell'ateneo romano e Pier Paolo Pandolfi del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell'ateneo di Torino (oltre che docente in due istituti americani), sono giunti alle loro conclusioni dopo aver scoperto la classe di enzimi umani che il coronavirus SARS-CoV-2 sfrutta per uscire dalle cellule infettate e diffondersi nel resto dell'organismo, determinando la COVID-19 (la patologia). Si chiamano E3-ubiquitin ligasi (HECT-E3) e sono coinvolti nella fase di “cell egression” di virus a RNA come il mortale Ebola, “attraverso l'interazione diretta della sua proteina VP40”, si legge nell'abstract dello studio. Due di questi enzimi, chiamati NEDD4 e WWP1, interagiscono con la proteina S o Spike del coronavirus, e come specificato permettono la diffusione virale. Gli scienziati hanno scoperto che questi enzimi risultano essere sovraespressi nei pazienti colpiti dalla forma grave della COVID-19, così come in modelli murini (topi) geneticamente modificati e infettati dal SARS-CoV-2.

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  2. In data 21/04/2017 18:39:40 a pubblicato
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    Vendesi o Affittasi Appartamento in zona molto commerciale e ben servita ad Orbassano

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  3. In data 27/04/2021 07:55:16 a pubblicato
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    Perché le cure a casa per il COVID non si applicano

    Ora è chiaro: il nemico delle cure a casa è Speranza.
    Nonostante il Senato abbia impegnato il Governo a rivedere i protocolli di cura domiciliare, il Ministero ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che lascia libertà di cura ai medici di non utilizzare il protocollo della vigile attesa. È ormai chiaro che Speranza avversa le terapie domiciliari. Infatti nel suo libro "fantasma" non c'è alcuna traccia di Covid at home, ma c'è molto dell'utopismo e del paternalismo della Sinistra green. 

    Inutile giraci attorno: l’avversario numero uno delle cure domiciliari Covid ha un nome: si chiama Roberto Speranza e di mestiere fa il ministro della Salute. La decisione di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar di marzo che confermava i medici che si oppongono al protocollo della vigile attesa con paracetamolo rappresenta non solo un'insensata opposizione del Ministero alla buona medicina, alla medicina coraggiosa che in questa pandemia ha sfidato gli scienziati da salotto per curare e non ricoverare la gente in ospedale. È anche la pietra tombale su ogni speranza che il governo guidato da Draghi potesse finalmente invertire la rotta nel considerare il Covid una malattia da curare e non un pretesto per chiuderci in casa spaventando e facendoci andare in ospedale quando la situazione ormai è compromessa.
    Ora che la notizia del ricorso è stata resa pubblica non c’è bisogno di aggiungere molto e si deve concludere che il Covid non si vuole curare: non solo non si voleva curare ieri, ma non lo si vuole curare tempestivamente oggi che abbiamo sufficienti nozioni mediche per poterlo fare con successo.
    Scrivendo questo giornale di cure domiciliari da ormai un anno, da molto prima che l’argomento diventasse di dominio pubblico, e avendo seguito tutti i passaggi e raccontato tutte le esperienze in campo (leggi QUI il dossier Covid at home), possiamo avere in mano sufficienti indizi per affermare che il fallimento delle terapie domiciliari Covid ha avuto nel Ministero della Salute il suo principale artefice.
    Ed è stupefacente notare come, mentre ieri si è tenuta l’udienza in Consiglio di Stato in cui il governo conferma ancora una volta la volontà di insistere sulla vigile attesa, oggi il comitato dei medici che da mesi promuovono la revisione dei protocolli di cura domiciliare incontrerà Agenas. Comprensibile che l’avvocato dei medici, Erich Grimaldi, ieri si sia chiesto qual è il governo che deve considerare, quello che tratta con lui o quello che a lui si oppone?
    Per la verità le avvisaglie di questa indisponibilità a considerare le cure domiciliari si erano avute un mese fa quando, alla revisione dei componenti del Cts, Speranza non aveva fatto inserire il professor Luigi Cavanna che delle cure domiciliari Covid (e dell’uso dell’idrossiclorochina) è il pioniere e il clinico più autorevole. Era parso fin da subito che non c’era alcuna volontà di affrontare finalmente il tema delle cure precoci.

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  4. In data 26/04/2021 16:21:57 a pubblicato
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  5. In data 28/03/2021 16:45:53 a pubblicato
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    LE REGIONI ITALIANE

    Quando le regioni italiane hanno preso i nomi attuali e da dove derivano?
    In ordine alfabetico:
    Abruzzo, da aprutium, terra dei Pretuzi, una popolazione italica della zona di origine sabina.
    Per altri dal latino abruptus (ripido, scosceso).
    Basilicata detta anche Lucania dal popolo dei lucani, un popolo di origine osca. Il nome Basilicata deriva invece da basileus, l’appellativo con cui era chiamato il re nell’Impero Romano d’Oriente. In tempi antichi la regione faceva parte dell’impero bizantino.
    Calabria dal popolo dei Galabri o Galábrioi o Calabri, un popolo proveniente dal Kossovo. Per altri deriva dal greco antico kalón-brion, terra dove il sorge il bello.
    Campania dal popolo dei Campani, un popolo italico di origine osca. Per altri da campus, campo aperto.
    Emilia-Romagna. Emilia dal console Marco Emilio Lepido della gens Aemilia che fece costruire la via che porta il suo nome (via Emilia). Romagna da Romània, non la nazione omonima ma intesa come territorio romano contrapposto a quello longobardo.
    Friuli-Venezia Giulia. Friuli dall’antico nome della città di Civitade del Friuli (Forum Iulii) fondata da Giulio Cesare e 1° capitale del Veneto. Il nome Venezia Giulia indicava i territori italiani in mano all’Austria-Ungheria per distinguerli dal Veneto italiano.
    Lazio dal popolo dei Latini, antenati dei romani. Potrebbe anche derivare da latus, territorio largo inteso come vasto.
    Liguria dal popolo dei Liguri, una popolazione di origine pre-indioeuropea.
    Lombardia dal popolo germanico dei Longobardi.
    Marche nel senso di marca, frontiera. La regione nell’VIII secolo confinava con l’impero di Carlo Magno.
    Molise dalla famiglia francese De Moulins, il cui capostipite fu il 1° conte di Boiano e fondò Contado di Molise, oggi Castello di Molise.
    Piemonte dalla frase: ai piedi dei monti (le Alpi).
    Puglia da Apulia, il territorio abitato dal popolo degli Japudi che i romani chiamavano Japigi perché si credeva discendessero dal figlio di Dedalo, Iapige. In realtà erano un popolo italico osco-sabino.
    Sardegna dall’antico popolo dei Sardi. Per altri il nome deriva da Sardus (sandalo) per la forma dell’isola; per altri da Sardus, un eroe mitologico fenicio simile ad Ercole che si diceva abitasse sull’isola.
    Per altri ancora da Sardo, la moglie del re Tirreno del popolo dei Tirreni (Etruschi).
    Secondo il mito la regina soggiornava spesso sull’isola, arrivando a far costruire una reggia estiva nella regione del Campidano. Altri fanno risalire il nome al popolo dei Shardana che peró erano originari dell’Illiria (Albania).
    Sicilia dal popolo dei Siculi un popolo di origine indo-europea, forse i primi abitanti d’Italia e antenati dei Latini, Sabini, Calabri e di altri popoli italici. Oltre a loro il nome potrebbe derivare dai Sicani, l’altro popolo dell’antica Sicilia che peró erano originari dell’Iberia (Spagna).
    Toscana dal popolo degli Etruschi, chiamati anticamente anche Trusci o Tusci.
    Trentino-Alto Adige dall’antico nome di Trento, Tridentinus. Alto Adige dal fiume Adige, nei secoli scorsi indicava la zona italiana appartenente all’impero Austro-Ungarico.
    Umbria dal popolo degli Umbri, una delle popolazioni italiche piú antiche di stirpe indoeuropea, forse la stessa dei Siculi.
    Valle d’Aosta dalla valle dove sorge la città di Aosta.
    Veneto dal popolo dei Veneti, non gli attuali veneti ma il popolo di origine germanica detti anche Paleoveneti, Venetici o Eneti.

    (Fonte Web Vincenzo Risi)



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LE TUE MANI

Grande è la gioia che provo quando posso stringere le tue mani.
Sento esprimere tutte le cose che non mi hai mai detto,
sento che ancora mi vuoi bene,
anche se non te l'ho mai chiesto.
Nelle tue mani ho messo il mio cuore
e tutto l'amore vero e sincero.
Il tempo è passato ma il mio sentimento non è mai cambiato è ancora forte e vivo.
Spero ancora di stringere le tue mani,
sentire che col pensiero mi sei vicina.
Ti prego! non negarmi la gioia di un tuo saluto
e la speranza che un giorno non lontano,
ancora io possa stringere le tue mani.

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