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  1. In data 18/09/2016 11:34:46 a pubblicato
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    AUMENTI DI 2200EURO IN BUSTA PAGA PER I NOSTRI CARI PARLAMENTARI!

    CON 15MILIONI DI ITALIANI POVERI, NEL SILENZIO DEI MEDIA, AUMENTI PER I DIPENDENTI DI CAMERA E SENATO: FINO A 2200 EURO IN PIÙ

    Aumenti in vista per i dipendenti di Camera e Senato: fino a 2.200 euro in più

    C’è la crisi e ai dipendenti di Camera e Senato alzano gli stipendi: aumenti in arrivo da 2.200 euro per i più alti in grado a 160 euro per gli ultimi gradini della scala parlamentare. Lo dispone la bozza preparata dalla maggioranza alla Camera che vuole riportare l’ammontare dell’indennità di funzione ai valori del 31 dicembre 2012, pari a più del doppio dei valori attuali.


    Come riporta Il Tempo, aumenti previsti anche per i capo-servizio (circa 1.200 euro), nonostante gli stipendi negli anni siano rimasti comunque elevati (oltre 150mila euro l’anno per un documentarista con più di 20 anni di servizio). Costo ipotizzato? Un milione e mezzo di euro in più all’anno per le casse di Montecitorio e Palazzo Madama.

    Nero su bianco sarebbero pronti dei maxi-aumenti che andrebbero, dai 2200 euro per il più alto in grado dell’amministrazione, come il segretario generale, fino a 160 euro per i dipendenti più “poveri”. Le virgolette sono d’obbligo, infatti, le indennità sono sempre rimaste elevate. Basti pensare ai 150mila euro l’anno versati per un documentarista con più di 20 anni di servizio. La bozza comunque protrebbe far tornare gli stipendi ai valori del 31 dicembre 2012, pari a più del doppio dei valori attuali.

    I nuovi stipendi, se la bozza verrà presentata e approvata, peserebbero sui conti parlamentari per quasi un milione e mezzo di euro l’anno. Gli importi precisi sono ancora da calcolare, anche se, come riportato anche da Leggo, nel documento redatto dalla maggioranza, si tende a livellarlo al valore più basso, quello stabilito dal Senato. I sindacati hanno però già avanzato una loro soluzione: fare una media tra Senato e Camera.



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  2. In data 17/09/2016 12:44:28 a pubblicato
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    Il vitalizio dei politici non finisce mai: va in eredità a coniugi, figli e fratelli


    Le Camere spendono 43 milioni l'anno, solo a Montecitorio 652 assegni. Consigli regionali, record in Sicilia e Campania

    «Se ci saranno interventi sulle pensioni di reversibilità, saranno solo per evitare sprechi e duplicazioni, non per fare cassa in una guerra tra poveri» assicura Palazzo Chigi.
    Si potrebbe magari iniziare proprio dalle pensioni di reversibilità di cui godono gli eletti in politica, parlamentari e consiglieri regionali. Mogli, mariti, figli, fratelli che per anni o decenni campano con il vitalizio dell'ex onorevole trapassato. Un assegno, nella maggioranza dei casi, ottenuto con una contribuzione minima, una sola legislatura, o un solo mese, addirittura un solo giorno in Parlamento (il mitologico deputato Luca Boneschi, dei Radicali, ventiquattrore alla Camera nel febbraio dell'82, pensione a vita). Con 945 parlamentari (più i senatori a vita, adesso sono cinque) per ogni legislatura e relativo parentado, gli assegni da pagare sono parecchi, e per parecchio tempo. Nel bilancio 2015 compare una voce, «Assegni vitalizi di reversibilità», e un numero: 25,3 milioni di euro, la cifra complessiva sborsata da Montecitorio per le pensioni de parenti di ex deputati defunti, solo nel 2015. Per il Senato, che ha un numero minore di componenti, la spesa per le pensioni di reversibilità è più bassa ma sempre milionaria: 18 milioni di euro (in un anno). Significa che gli assegni di reversibilità dei due rami del Parlamento costano ogni anno oltre 40 milioni di euro.Abbiamo chiesto alla Camera quanti siano gli onorevoli parenti che godono del trattamento previdenziale di reversibilità, è la risposta è 652. Le regole sono stabilite dall'ufficio di presidenza della Camera («Regolamento per il trattamento previdenziale dei deputati»), e prevedono che il vitalizio del parlamentare vada al coniuge superstite (nella misura del 60%, più 20% per ogni figlio), oppure in mancanza di vedovi ai figli superstiti, oppure in mancanza di prole a fratelli e sorelle «che risultino fiscalmente a carico del deputato deceduto». I consigli regionali non si sono certo lasciati sfuggire la cuccagna. Solo la Regione Sicilia paga ogni anno 117 assegni di reversibilità che pesano sul bilancio regionale 6 milioni di euro. Il caso più spettacolare è quello di Anna Maria Cacciola, figlia di Natale Cacciola, messinese che si candidò all'assemblea sicula con il partito Monarchico. Nel 1947. Dopo solo tre anni l'onorevole (titolo che spetta ai consiglieri regionali in Sicilia) finì il suo mandato, e in base a quei tre anni passati lì maturò il vitalizio di attuali 2mila euro al mese. Passato a miglior vita, l'assegno è stato trasferito per «reversibilità» alla suddetta figlia Anna Maria, che lo incassa da ben 41 anni, senza aver mai neppure messo piede all'assemblea regionale. Così pure gli eredi del marsalese Ignazio Adamo, eletto nel 1955, defunto nel 1973. Da quell'anno, cioè da 43 anni, l'assegno di 3.900 euro è stato versato prima alla vedova, e ora - dopo la scomparsa della signora Adamo - alla figlia. Anche in Abruzzo i congiunti di 34 ex consiglieri regionali ricevono ogni mese un assegno di reversibilità pari al 50% dell'importo che spettava ai loro cari, mentre la Campania spende un milione e 700 mila euro per mantenere in tutto 184 coniugi, figli e parenti di ex consiglieri defunti. Vitalizi infiniti, anche dopo la morte.



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  3. In data 10/09/2016 18:34:52 a pubblicato
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    In Italia record giovani disoccupati: +17% negli ultimi otto anni. Fa peggio solo la Spagna

    Record di giovani disoccupati in Italia dal 2007 al 2015. La disoccupazione giovanile in questi anni è aumentata nel nostro Paese di 17,4 punti percentuali, passando dal 21,4% (ultimo trimestre 2007) al 38,8% (ultimo trimestre 2015). Nello stesso periodo di tempo la categoria dei Neet, i giovani non occupati che non frequentano né scuole né corsi di formazione, è inoltre cresciuta di 7,4 punti percentuali (passando dal 19,5% al 26,9%). In entrambi i casi il nostro Paese si colloca ai gradini più bassi nelle rispettive classifiche a livello europeo. 

    Lo rivela una ricerca del Centro studi Impresa Lavoro, realizzata su elaborazione di dati Ocse e pubblicata su impresalavoro.org. Nel periodo di tempo considerato, la crescita percentuale degli italiani di età compresa tra i 15 e i 24 anni che sono senza lavoro (ma che sarebbero disponibili a lavorare e che hanno effettuato almeno una ricerca attiva di lavoro nelle ultime quattro settimane) risulta superiore a quella di quasi tutti gli altri Paesi europei. 

    Peggio di noi hanno fatto solo Spagna (+27,4 punti percentuali, passata dal 19% al 46,4%) e Grecia (+26,5 punti, passata dal 22% al 48,5%). L'Italia fa molto peggio della media dei 28 Paesi dell'Ue - in cui il tasso di disoccupazione giovanile a fine 2015 era del 19,7% (+4,4 punti rispetto al 2007) - e perde il confronto con tutti gli altri competitor europei. In particolare con Irlanda (+11,1 punti percentuali, passata dal 9,3% al 20,4%), Portogallo (+8,5 punti, passato dal 23% al 31,5%), Francia (+6,0 punti, passata dal 18,5% al 24,5%), Gran Bretagna (-0,3 punti, passata dal 13,7% al 13,4%) e Germania (-4,3 punti, passata dall'11,3% al 7%). 



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  4. In data 09/09/2016 09:06:05 a pubblicato
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    L’Inps lancia l’allarme, la classe 1980 rischia il pensionamento a 75 anni


    A causa del vuoto contributivo dovuto alla disoccupazione, pari in media a due anni per i lavoratori che hanno oggi 36 anni. Boeri, la flessibilità in uscita va introdotta ora

    La disoccupazione giovanile potrebbe avere effetti devastanti sull’età di raggiungimento della pensione per le generazioni più giovani. Secondo il presidente dell’Inps, Tito Boeri, chi è nato dopo il 1980 rischia di andare in pensione con i requisiti minimi non a 70 anni, ma «due, tre, forse anche cinque anni dopo». L’Inps ha condotto uno studio apposito sulla classe 1980, «una generazione indicativa» ha detto Boeri prendendo a riferimento «un universo di lavoratori dipendenti, ma anche artigiani», ed è emerso come per un lavoratore tipo «ci sia una discontinuità contributiva, legata probabilmente a episodi di disoccupazione, di circa due anni. Il vuoto contributivo pesa sul raggiungimento della pensione, che a seconda della sua lunghezza, «può slittare anche fino a 75 anni».

    Flessibilità necessaria

    «Non voglio terrorizzare ma solo rendere consapevoli dell’importanza della continuità contributiva» ha aggiunto il presidente dell’Inps, tornando a sollecitare al governo una riforma per rendere più flessibile l’età di uscita dal lavoro. «L’uscita flessibile è un terma che va affrontato non fra cinque anni ma, credo, adesso. Abbiamo studiato il comportamento di due tipi di imprese, con o senza lavoratori bloccati dalla riforma del 2011. Abbiamo visto che le prime hanno assunto meno giovani con una forte penalizzazione di questi ultimi. Dato il livello della disoccupazione giovanile e dato che rischiamo di avere intere generazioni perdute nel Paese, e dato che invece abbiamo bisogno di quel capitale umano, credo sia m0lto importante fare questa operazione in tempi stretti» ha concluso Boeri.



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  5. In data 09/09/2016 08:46:44 a pubblicato
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    La rivolta contro il canone Rai: gli italiani non versano l'obolo

    Quasi il 50 per cento degli utenti non ha versato il canone in bolletta. È il flop del restyling voluto da Renzi

    Da una indagine condotta da ItaliaOggi, comunicati dalle società elettriche all'Agenzia delle Entrate, emerge con nettezza come gli italiani si siano rifiutati di versare l'obolo alla tivù pubblica limitandosi a saldare soltanto l'importo relativo alla fattura energetica. "Un fenomeno che in certe zone del Paese, quasi tutto il Centrosud, ha toccato quote del 60 per cento di evasione - scrive Giorgia Pacione Di Bello - mentre la situazione è leggermente migliore al Centronord, dove il dato provvisorio sembra assestarsi intorno al 50%".

    Il canone Rai in bolletta rischia di essere l'ennesimo flop targato Matteo Renzi. Pensato per far arrivare più soldi a viale Mazzini, la trovata del premier è stata pubblicizzata in lungo e in largo come un'operazione di contrasto all'evasione fiscale. Peccato che gli italiani, quando si tratta di dare denari a mamma Rai, non vogliono proprio sentire ragioni. Non a caso il canone è in assoluto la tassa più odiata. E questo riflette i dati pubblicati questa mattina daItaliaOggi che, sebbene non tengano dentro la percentuale relativa al mese di agosto, la dicono lungo sulla levata di scudi contro il decreto interministeriale numero 94 del 13 maggio 2016.

    Insomma, con buona pace di Renzi, possiamo dire con certezza che l'operazione canone in bolletta non si avvicinerà mai (nemmeno lontanamente) al 100% auspicato dal governo in occasione del restyling del pagamento del canone. "Una delle motivazioni più probanti del flop del canone in bolletta - spiegano gli esperti sentiti da ItaliaOggi - potrebbe risiedere nella disinformazione che ha circondato l'operazione, soprattutto sulle conseguenze connesse al mancato pagamento del canone".



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LE TUE MANI

Grande è la gioia che provo quando posso stringere le tue mani.
Sento esprimere tutte le cose che non mi hai mai detto,
sento che ancora mi vuoi bene,
anche se non te l'ho mai chiesto.
Nelle tue mani ho messo il mio cuore
e tutto l'amore vero e sincero.
Il tempo è passato ma il mio sentimento non è mai cambiato è ancora forte e vivo.
Spero ancora di stringere le tue mani,
sentire che col pensiero mi sei vicina.
Ti prego! non negarmi la gioia di un tuo saluto
e la speranza che un giorno non lontano,
ancora io possa stringere le tue mani.

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