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Cosa vogliono dire i nostri cognomi

2103201.gifMa che cosa vogliono dire i nostri cognomi? 2103201.gif

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Non diventeremo tutti... ROSSI

Alcuni studiosi ritengono che col passare del tempo,
i nomi più frequenti continueranno a crescere in
progressione geometrica e quelli meno diffusi a
diventare sempre più rari, fino ad estinguersi.
Ma è sufficiente, nel caso italiano, confrontare
i nomi relativi al 1999 con quelli di alcuni decenni fa
per smentire facilmente l'ipotesi.
I Rossi in I Talia, infatti, stanno percentualmente
diminuendo, così come gli altri cognomi tipici del
Centro-Nord, mentre salgono quelli del Sud.
L'esempio più tipico è costituito da Russo, che
vent'anni fa figurava al 3° posto della classifica
italiana, dopo Rossi e Ferrari; dieci anni fa era al 2°
posto ma ancora lontano dal primatista, mentre oggi
le distanze sono notevolmente ridotte. Per ogni 100
Rossi, nel 1979 comparivano 54 Russo; oggi per ogni
100 Rossi i Russo sono oltre 70.

In genere discendono da un capofamiglia che aveva un proprio nome di battesimo o un soprannome o era denominato in base al mestiere che esercitava o alla località di provenienza. Tutti i cognomi sono stati in passato nomi personali oppure soprannomi o epiteti aggiunti per meglio individuare il portatore. (come i nostri nik)

Dal punto di vista tipologico, i cognomi italiani possono essere classificati in quattro fondamentali gruppi.

Un primo gruppo, il più numeroso, è quello comprendente un prenome (del genitore o di un altro avo); si tratta dunque di nomi di battesimo, per lo più maschili. Questi prenomi sono stati regolarizzati con la tipica finale -i, soprattutto nell'Italia settentrionale e centrale, oppure discendono direttamente dal genitivo latino, per cui un tale Petrus filius Martini, cioè 'Pietro figlio di Martino', è divenuto semplicemente Pietro Martini. Ben frequenti sono cognomi come Mariani, Rinaldi, Marchetti, Benedetti, Valentini, oppure accompagnati da una preposizione, come De Luca, D'Angelo, D'Amico. Alcuni cognomi comprendono un doppio nome: per es. Zandomeneghi (Gianni+Domenico) o Pietropolli (Pietro + Paolo). In questi casi non è detto che un singolo antenato portasse due nomi; è più probabile che il primo nome indicasse il padre, e il secondo il nonno o un altro parente del portatore. Per esempio la forma Colaiacomo può indicare discendenza da un Cola (Nicola) figlio o nipote di Iacomo (Giacomo).

Il secondo gruppo è formato da cognomi che derivano da soprannomi. Tali nomignoli potevano essere attribuiti per distinguere persone omonime; in epoca medievale, infatti, in alcuni centri i nomi di battesimo portati dai cittadini erano pochissimi, sempre gli stessi. Ma venivano anche dati per scherno e dileggio. Alcuni tra i più comuni alludono al colore dei capelli e della barba (più raramente della pelle o dei vestiti indossati); ecco Rossi, Russo, Bianchi e Bianco, MOretti e Morelli; oppure alla consistenza e tipo della capigliatura Ricci, Rizzo, Crespi, Barbavara (ovvero 'barba screziata, grigia'); altri all'aspetto del coropo: Longo, Corti, Grasso, Grossi, Testa, Caputo, ecc. Altri ancora sottolineavano comportamenti tipici o azioni compiute (talora anche una sola volta) da parte del così denominato; Fumagalli, Bevilacqua, Pappalardo, Scognamiglio, Tagliabue, Magnavacca, Mangiafico, ecc.

Prima "B" seconda "C"

I cognomi italiani inizianti con "C"
sono quasi 36 mila, i più numerosi,
e precedono quelli inizianti con "S"
un pò meno di 32 mila. Seguono la
"B" e la "M" , ciascuna con circa 30
mila forme diverse; poi la "P" con
oltre 27 mila, davanti alla "G" e alla
"A", Agli ultimi posti, tra le lettere
dell'alfabeto italiano, la "U" (meno
di 2 mila) e la "Q" (poco più di
mille). Ecco per ogni iniziale i cognomi
più diffusi con la posizione occupata
nella graduatoria nazionale:

Amato (51), Bianchi (5), Colombo

(7), De luca (14), Esposito (4),

Ferrari (3), Greco (12), Innocenti

(236), Lombardi (19), Marino (9),

Neri (79), Orlando (80), Pellegrini

(54), Quaranta (418), Rossi (1),

Santoro (26), Testa (59), Usai

(481), Vitale (36), e Zanetti (155).

I cognomi del terzo gruppo hanno origini in toponimi ed etnici, cioè nomi di luogo e aggettivi corrispondenti agli abitanti di quel luogo. Ricordano la località d'origine degli avi, oppure città e paesi dove essi erano soliti recarsi per ragioni di commercio o altro. Tra queste forme, possono distingursi: i cognomi coincidenti con toponimi (Messina, Milano, Salerno, Napoli, Viganò, ecc.), talvolta preceduti dalla preposizione da o de o di; i cognomi aggettivali come Greco, Lombardi e Lombardo, Sorrentino, Catalano, Mantovani, Calabrese, Napolitano, ecc.; i cognomi coincidenti con toponimi generici, cioè con denominazioni del territorio o costruzioni dell'uomo; per es. Costa, Fontana, Serra, Villa, Riva, Castelli, Pozzi, Piazza, ecc. Anche dalle insegne di osterie e locande, o dagli stemmi e dai numeri apposti sulle case per renderle individuabili da parte del forestiero, sono nati alcuni cognomi.

Ci si potrebbe domandare perché alcune città o regioni siano molto più presenti di altre nell'onomastica personale italiana. Per rispondere bisogna ricordare almeno due cose. Da un lato, la diversa importanza che, nel passato, ebbero cittadine oggi piccole ma un tempo centri importanti di commercio marittimo o terrestre; dall'altro lato, i valori metaforici assunti da alcuni aggettivi etnici. Per es. Lombardo ha significato a lungo, nel Medioevo, 'Italiano del Nord' in genere, e, data la professione che molti lombardi esercitavano, voleva dire anche 'banchiere'. Analogamente, l'attributo Greco poteva essere dato a chiunque provenisse dall'altra sponda dall'Adriatico o a chiunque fosse 'di rito bizantino'; ma assunse anche il significato di 'furbo, astuto'. Poi, seguendo quel processo che viene chiamato degrado semantico, sostenuto anche da una buona dose di campanilismo, lombardo venne a significare, da banchiere, 'usuraio'; e greco, da astuto, 'falso e bugiardo'.

Un quadro raggruppamento comprende i cognomi derivanti da nomi di mestieri e professioni - Ferrari, Barbieri, Fabbri, Sartori, Molinari, Pastore - e da titoli e cariche onorifiche - Conte/i, Marchesi, Barone/i, Principe, Vescovi, Papa, Cardinale. All'origine di questi ultimi, tuttavia, nella maggior parte dei casi non vi sono autentici nobili o persone di potere: il nome Conte, per esempio, poteva essere dato a chi svolgeva un'attività lavorativa presso la terra o la corte di un personaggio d'alto rango; basti pensare a forme tipiche accompagnate da una preposizione che segnala appunto l'appartenenza, come Del Duca, Del Monaco, De Piscopo cioè 'del vescovo', ecc. In altri casi ancora poteva trattarsi di un soprannome imposto per la somiglianza fisica e per i tratti comportamentali che ricodavano un principe, un vescovo, un capitano d'armi. Infine, tali sopranomi potevano essere assegnati a chi durante feste, giochi, recite teatrali, processioni, era solito impersonare quella particolare figura della nobiltà o della gerarchia ecclesiastica o del potere in genere.

Va infine segnalato, in merito ai nomi dei mestieri, che l'attività svolta poteva essere indicata anche attraverso un oggetto o un animale, che poi si è tramandato come cognome; così Farina, Pane, Forni sono cognomi che rimandano all'attività di fornaio; Vacca e Pecora a quella di allevatore; Frumento e Formenti a quella di agricoltore e via dicendo.

C'è poi un quinto tipo di cognomi; sono quelli, numerosissimi, assegnati da religiosi o da ufficiali dello stato civile delle anagrafi comunali ai trovatelli. Si tratta in molti casi di cognomi di pura fantasia, legati al mondo animale, al calendario, e cioè alla data e alle condizioni di ritrovamento, all'ordine di accettazione e registrazione negli istituti. Ma in altre situazioni una stessa forma è stata utilizzata in una città o regione per tutti i bambini abbandonati; di qui la ben nota diffusione di Esposito in Campania, Degli Esposti in Emilia, Proietti nel Lazio e in Umbria, Trovato in Sicilia, Innocenti, Degl'innocenti e Nocenti in Toscana, Colombini a Milano (dal simbolo dell'Ospizio di Santa Caterina della Ruota), Casadei e Casadio in Romagna, ecc.

Infine, non pochi cognomi italiani sono il risultato di adattamenti di forme straniere, sia ebraiche, sia relative a vari Paesi europei. Alcune di tali trasformazioni risalgono addirittura al Medioevo, altre si riferiscono alle vicende belliche del nostro secolo, all'annessione e alla perdita di territori di confine da parte dello Stato italiano e alle politiche linguistiche connesse, che hanno imposto l'italianizzazione di alcuni nomi di famiglia.